Suite

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Suite

Progetto in costruzione progressiva, piccolo apparecchio mobile e autosufficiente, pensato per adattarsi ai luoghi e cambiare in essi, lavoro sulla Casa e le sue rappresentazioni che non si chiude nella forma-spettacolo ma predispone l’habitat per uno studio continuativo e modulare.

Suite indaga la casa come macchina per abitare, apparato elettro-domestico e luogo d’immaginario collettivo dove riti familiari, jingle, topoi dell’horror e news di cronaca nera diventano linguaggio di corpi cosificati.
Avvertenze, istruzioni, controindicazioni e black-out, musiche e segnali acustici – Teatro Sotterraneo imposta una sala d’attesa che è tanti modi del semplice stare, un abitato dove il sovraffollamento si fa campo minato, all’ascolto d’un vecchio vinile incantato.

Informazioni

creazione collettiva Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri
ricerca e progetto Luca Scarlini
dramaturg Daniele Villa
costumi Lydia Sonderegger
montaggio audio Lea Landucci

produzione Sotterraneo/Fies Factory One
coproduzione Centrale FIES
col sostegno di Comune di Firenze

Vincitore di NUOVE CREATIVITÀ, progetto sostenuto da ETI Ente Teatrale Italiano

RECENSIONI

Satira in cronaca (nera). «Sarà l’effetto della televisione, o l’eco di certi film di serie B, fatto sta che più di uno spettatore, alla voce “cronaca nera”, immagina un’apocalisse fatta di sangue, coltelli e cadaveri sgozzati. Prende spunto da questi stereotipi l’ultima fatica di Teatro Sotterraneo, compagnia rivelazione del Premio Scenario 2005 con 11/10 in apnea. Sull’esempio di Scary Movie, i quattro attori – o sarebbe più corretto dire performer – ribaltano con astuzia i topoi del genere horror per condurre una satira delle modalità di rappresentazione della cronaca nera in Italia. Lo scenario è noto: un interno domestico – qui ricavato dal salone del Palazzo Pretorio a Cittadella –, apparentemente neutro ed evocato, come in un rebus, da pochi elementi: uno scaffale bianco, un tavolo, una sedia, degli elettrodomestici. Le azioni sono ugualmente note: i quattro performer, vestiti impeccabilmente di bianco e di nero, si inseguono, complottano, ricevono imprecisate e improbabili indicazioni per annientare l’avversario attingendo a piene mani dai cliché del genere (gli occhi rossi, l’illuminazione dal basso, il bicchiere gigante, avvelenato, di hitchcockiana memoria). Nonostante le premesse […], il meccanismo funziona, la sincronia degli interpreti è perfetta, certe trovate – la musica dei Goblin che si interrompe, sfumando nella colonna sonora di Ennio Morricone – azzeccate e il ritmo bel calibrato. Lo spettatore segue con attenzione la pièce e sorride divertito agli ammiccamenti degli attori».

Roberto Rizzente, Hystrio

«Il mini studio che abbiamo visto nell’estate 2008 al Centro Pecci per Contemporanea Festival era imperniato e incentrato sull’idea di casa. Anche il titolo stesso Suite, richiamava alla mente un’abitazione lussuosa e perfetta dove tutto aveva una precisa collocazione e dove, soprattutto, qualsiasi cosa, oggetti, mobilia, soprammobili, funzionava. Con un clic, un gesto, l’oggetto si sarebbe messo al servizio dell’uomo. È la normalità che conosciamo. Ma basta un black out per mandarci in fibrillazione. La prima parte ritornava su quella ricerca: elettrodomestici che non solo non svolgono il loro compito ma che si azionano a loro piacimento proprio quando l’uomo se ne allontana. Si muovono di vita propria. Senza chiedere il permesso. Come Christine la macchina infernale. Come Kit di Supercar. Come Caterina, la cameriera robot di Alberto Sordi. Prese diaboliche, spine elettriche indemoniate, ciabatte impazzite. Che l’Enel non scritturerebbe mai i Sotterraneo per un proprio spot pubblicitario. Tutto è pervaso dal thriller e la mente va più a La Casa, il film horror di Sam Raimi, più che alle quattro mura con un tetto sopra. Potremmo parlare di una parodia alla Scary Movie delle più celebri pellicole dell’orrore. Vedi Freddy Krueger. Tema principale: Profondo Rosso, che ritorna a flash o grazie alla nenia in sottofondo. Vedi citazioni da film, musicali e sceniche: classici intramontabili, must doverosi come Il paziente inglese, gli sguardi taglienti (letteralmente, con i coltelli) alla Sergio Leone, 007. Si travalica nello splatter, irriverente e dissacrante. Tutti contro tutti. Tutti cercano di uccidersi a vicenda. E non di suicidarsi come nel loro primo “11/10 in apnea”. Il teatro dei Sotterraneo è vero. Un teatro dove se si mangia, si mangia davvero, se si beve, si beve davvero. Se ci si sputa, se ci si picchia. I Sotterraneo sul palco fanno i tecnici, i fonici, gli elettricisti. E tutto è mostrato: oggetti di scena e artifici, come protagonisti, una volta usati, entrati ed usciti dalla drammaturgia, rimangono sotto un armadietto nell’occhio conico dello spettatore. Non servono soltanto, ma sono. E alla fine prendono gli applausi».

Tommaso Chimenti, www.scanner.it

L’Alveare di Contemporanea si conferma una vetrina di qualità per giovani performer. «Anche quest’anno Contemporanea Colline Festival ospita a Prato nella sezione Alveare alcuni giovani artisti […] presentando brevi performance create appositamente per l’occasione e legate a vario titolo al rapporto dell’artista con la contemporaneità. La mini rassegna vede debuttare i lavori di due distinti gruppi di performer: Alveare I e II. Un patchwork di creatività contemporanea ben assortito in quattro performance […]. Ma i veri protagonisti di questa prima quartina sono i fiorentini Sotterraneo, ancora una volta sorprendenti artefici di una messinscena dell’assurdo, che attinge al banale e al quotidiano tirando fuori un’invenzione ad hoc fresca e divertente. Il luogo scelto per la performance è una suite abitata da fantomatici elettrodomestici, dove 4 personaggi un po’ retrò in un work in progress scenico e scenografico vivono e convivono tra feste di compleanno, sketch canori a cappella, momenti da sit-com e avvelenamenti. E nel rintracciare la verve che sempre si addice all’ingegnosa formazione toscana, il merito va ancora una volta all’originale approccio al reale. La realtà è la migliore fonte anche quando si parla di assurdo. Soprattutto».

Miriam Monteleone, www.teatroteatro.it

«Non c’è regista, si fa tanto laboratorio, e un dramaturg offre la partitura verbale, una serie di “ponti di parole”, che permettono, quando necessario, di saldare i vari momenti di uno stile di rappresentazione eminentemente visivo tutto fondato sull’azione fisica, sul gesto, la postura, il segno. Interessante: costringe lo spettatore a diminuire lo stato di veglia, anzi di allarme razionale, per affidarsi alla coscienza intuitiva. Tutto ciò ricorda gli anni Settanta, specialmente nella proposta di una differenziazione tra scrittura scenica e scrittura drammaturgica, epperò v’è anche l’impressione che il gruppo deve qualcosa alla grafica per internet, dove le pagine sono luoghi in cui varie cose accadono in contemporanea e sovente svincolate dal consueto rapporto logico causa-conseguenza a favore di una relazione analogica. In questo senso, nella tendenza all’analogia, si potrebbe definire quanto si vede in scena un teatro di natura femminile, ossia meno statuario, affermativo, argomentativo di quello tradizionale, drammaturgicamente strutturato, che diremmo maschile. Epperò altrettanto organizzato se non addirittura più rigoroso perchè quanto mai delicata e fuggevole è la rappresentazione dei processi intuitivi e delle concatenazioni concettuali analogiche fondate su principi di somiglianza, riconoscimento, identità».

Marcantonio Lucidi, LEFT

Il mondo è pazzo? Non ci resta che ridere! La filosofia del Sotterraneo di Firenze. «Impazzisci, e poi stupisci!», sghignazzava il Joker dalle pagine di Batman: The Killing Joke , uno dei capolavori della letteratura a fumetti nato dal genio del vate Alan Moore. La nemesi per antonomasia del Dark Knight la sapeva lunga su ciò che ci separa dalla “normalità” e dalla follia: un maledetto giorno sbagliato. Per chi sa vedere, quel giorno si ripete ogni mattina. E per chi è insanamente sano di mente non si può far altro che riderne per comprendere.
Il Teatro Sotterraneo – made in Firenze – lo fa, e anche molto bene. […] Dopo le annotazioni contenute in Post-it sull’umano vivere, ci regalano ora cartoline dall’Inferno della dimensione domestica e del mondo che ci attende fuori l’uscio di casa. Due produzioni parallele, ma complementari: Eko, in attesa di trasformarsi in Suite a Prato (nella rassegna Contemporanea ’08 dal 28 maggio al 2 giugno), e La Cosa 1 che, dopo essere stata a Roma a Uovo Critico, sarà in un primo studio al Festival Inequilibrio esploso a Castiglioncello (19 aprile), e in prima nazionale al Festival Fabbrica Europa (Firenze, 20-21 maggio). L’Eko/Suite musica e fissa in una scatola scenica bianca le quattro mura domestiche, entro cui si muovono i protagonisti, esseri umani ed elettrodomestici. In fulminei riferimenti cinematografici, scatti di danza e blocchi di corpi inanimati, si osserva la paralisi dell’uomo dettata dal feticismo verso gli oggetti, nell’oblio dell’altro».

Giacomo D’Alelio, Queer

CIRCUITAZIONE

2007

Evento ‘Supernova’/Viper Theatre – Firenze (primo studio)

2008

Teatro Arvalia – Roma (secondo studio)
Festival Contemporanea ’08 – Prato (secondo studio)
OperaEstate Festival Veneto – Bassano del Grappa (prima assoluta)
Centro Culturale Le Fornaci – Terranova Bracciolini
Exfila – Firenze

2009

Teatro Mascagni – Popiglio (PT)

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