Post-it

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Post it

Un volume cubico neutro, metri 5×5.
Una guaina di teli neri.
Quattro performer che aggrediscono la scatola teatrale da tagli e aperture. Partendo dalla formula svelare occultando Teatro Sotterraneo imposta un funerale consapevole di stare sulla scena, una catena di montaggio che va dalla produzione all’imballaggio fino allo smaltimento, presentazione scenica che offre e poi rimuove, impacchetta, mette via cose e persone.

Post-it agisce per sottrazione: l’azione all’azione, il parlato al parlato, le cose alle cose, un sistema di frammentazioni entro cui i corpi agiscono in modo costretto – dagli spazi, dai materiali, dall’obiettivo di togliersi.

Post-it è un recesso, un dimenticatoio dove cercare e verificare ogni possibile Fine: nel consumo di oggetti, nell’esaurirsi di un discorso o di una partitura, nell’assenza che prelude sempre e comunque al ritorno.

Informazioni

***Vincitore di NUOVE CREATIVITÀ, progetto sostenuto da ETI Ente Teatrale Italiano***

creazione collettiva Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri
dramaturg Daniele Villa

assistenza tecnica Cleto Matteotti, Alessandro Ricciardelli, Marco Santambrogio
realizzazione scene Camilla Garofano, Giovanna Moroni

produzione Sotterraneo/Fies Factory One
coproduzione Centrale FIES
in collaborazione con Teatro della Limonaia
col sostegno di Teatro Studio di Scandicci – Scandicci Cultura

RECENSIONI

Post-it. Studio anatomico di una sciagura. «Un’esplosione attutita, un precipitare in scena di brandelli di carne con immediata raccapricciante pulizia, e grotteschi inviti mediatici alla calma. E poi un’elaborazione della morte con listino di film luttuosi, e manuale di liturgie funebri, di camuffamenti per una perdita. Il collettivo di ricerca Teatro Sotterraneo, con Post-it mette in gioco i linguaggi, le sequenze sgradevoli e i pietismi per una scomparsa violenta. E lo fa velocizzando un montaggio fitto di quadri – spezzoni metafisici come incubi o stereotipati come cronache trash – in un cubo di metri 5×5 foderato di guaine trapassabili di continuo da Sara Bonaventura, Iacopo Braca Matteo ceccarelli e Claudio Cirri. Fuori e dentro, i corpi hanno sospensioni coordinate di teste, di arti, di busti, come figure del pittore belga Michael Borremans. Lo studio anatomico di una sciagura, e la caustica drammaturgia di Daniele Villa esprimono una profonda e anti-enfatica attenzione per il mistero, spesso svenduto, della morte. Ed encomiabile è il lavoro dei quattro che attingono a diagonali ed elastiche onoranze per lo choc estremo, fino a che la camera ardente scompare con una canzone cupa di Antony».

Rodolfo di Giammarco, La Repubblica

Post-it, frullato di quotidiano al cubo – Castiglioncello. «Teatro di taglio, che sbuca dalle fessure di un sipario, che saltella festoso e si specchia nei suoi doppi: la sorpresa di Inequilibrio 07, decima edizione del Festival di Castiglioncello, è Teatro Sotterraneo, giovanissima compagnia fiorentina con Post-it. Post-it, sguardo bizzarro dietro e davanti le quinte, incursione eccentrica sul senso della fine. Intanto, la formazione: non gerarchica, in orizzontale – quattro performer più uno, il dramaturg – da collettivo di ricerca anni Settanta ripitturato di fresco. Procedono (per ora) tutti insieme, in ordine sparso d’apparizione. Incrociando traiettorie, in questa delizia d’ingranaggio che è Post-it, nel fare e disfare visioni all’interno di un cubo nero di cinque metri per cinque. Sono di poche parole, abbreviate possibilmente e veloci come negli sms, surreali come un cartoon, e come i personaggi dei fumetti, indistruttibili anche quando esplodono e le frattaglie si spargono sul palcoscenico. Niente dramma, siamo contemporanei: una spazzatina per ripulire, una spruzzatina di teoria, tecnica e menzogna delle comunicazioni di massa e la scena nel cubo torna nera come prima. Sono smaliziati questi “Sotterranei”, che si muovono come fumetti ma si portano dietro tutto il disincanto degli adulti. Il bla-bla delle dichiarazioni, le formule vuote da linguaggio pubblicitario. Tutto viene frullato e siglato in un post-it ideale, un cumulo di dettagli che riassumono una vita e la sua conclusione, un funerale a turno, il senso della fine chiesto per telefono al primo che capita. Cosa resterà di noi? Una foto scattata sul vuoto. Tremate spettatori, una risata lugubre vi sotterraneerà».

Rossella Battisti, L’Unità

«Benché i segnali si cogliessero da tempo, colpisce la rapidità con cui una nuova generazione del teatro si sta oggi prepotentemente affacciando all’orizzonte: a dividerla da quella precedente, i Muta Imago, i Città di Ebla, non ci sono probabilmente che tre o quattro anni di differenza (intendendo ovviamente l’anagrafe dei gruppi, non l’età dei loro componenti) eppure le distanze sono enormi. Che si tratti di una generazione, e non di una serie di formazioni in ordine sparso, lo dimostrano le affinità di uno stile fortemente riconoscibile, spoglio, spiazzante, il comune ricorso all’ironia, la palese fedeltà agli stessi modelli, primo tra i quali Rodrigo García. In Post-it, lo spettacolo che il Teatro Sotterraneo ha realizzato nell’ambito di Fies Factory, il progetto di sostegno ad alcune giovani formazioni promosso dal festival Drodesera, l’influenza dell’artista argentino, più ancora che nei pezzi di carne gettati alla ribalta, o nella sferzante elencazione di film con un epilogo tragico, si avverte nella drastica rinuncia a qualunque traccia di convenzione drammatica: nel loro lavoro, come in quello di Babilonia Teatri (ma con un’impassibilità persino maggiore) non c’è posto per una vicenda da rappresentare, per dei personaggi identificabili, per un impegno in qualunque modo interpretativo. A riempire la scena vuota, una scatola neutra di stoffa nera con dei tagli laterali dai quali passano i corpi e gli oggetti, ci sono solo quattro attori che costruiscono una tenue composizione di azioni volutamente, enigmaticamente elementari: percorrono geometricamente lo spazio, scompaiono e ricompaiono attraverso i suoi pertugi, talora sembrano quasi disarticolare la figura umana, immettono piccole suppellettili, un aspirapolvere, dei salvadanai. Per certi aspetti, non c’è neppure un filo conduttore: tocca allo spettatore, collegando impressioni sparse, rendersi conto a poco a poco che a fare da motivo portante è il tema della morte. Dalla richiesta iniziale di un improbabile minuto di silenzio in onore di un amico scomparso, all’ingegnosa trovata di chiamare al cellulare un invisibile interlocutore perché fornisca “in vivavoce” una sua definizione della fine, all’irresistibile commemorazione suggerita dal cadavere stesso a un oratore che non ne capisce bene le parole, l’argomento aleggia infatti stralunato e beffardo. Il tutto potrebbe chiudersi con l’intenso rito funebre in cui uno dei quattro viene sepolto con le sue cose sotto un telo di cellophan. Ma agli autori pareva forse troppo emotivo: così, con esemplare coerenza, gli aggiungono un’altra conclusione, molto più gelida e dimessa. Proprio questa scelta testimonia a mio avviso la personalità e il rigore del gruppo, che partendo da un apparente minimalismo, da un’essenzialità quasi giocosa, riesce a togliere e poi a togliere ancora qualcosa. È il succo del teatro che si fa ora: azzerare la forma, scavalcare ogni sorta di elaborazione estetica finché la nuda sostanza della vita trovi la strada per imporsi da sola».

Renato Palazzi, delteatro.it

Variazioni sulla fine – Post-it. «Il giovane gruppo fiorentino Teatro Sotterraneo, che ha scelto di agire come collettivo orizzontalmente strutturato, ci propone un’originale e stratificata riflessione sul concetto di “fine”. Un cubo nero, sulle cui pareti si aprono insospettati tagli e fessure, è costantemente percorso e attraversato, perforato da braccia e gambe, mani e piedi. Da abili performer, ché la definizione di attori sarebbe riduttiva, i quattro si muovono con perfetti ritmo e sincronia, componendo una sorta di danza che combina la comicità di molti film dell’era del muto e la precisione di certi contemporanei studi sui micro-movimenti degli arti. Ma lo spettacolo non è solo questo: se l’incipit pone l’accento sul corpo, le scene successive ricreano situazioni surreali, la cui divertita leggerezza cela un dichiarato intento di satira sociale. L’obiettivo è quello di svelare ipocrisie, formule, mode che nascondono ed edulcorano la nostra realtà: il linguaggio televisivo, e quello dei comunicati ufficiali, il gergo dei giovani e quello “di circostanza”. Assistiamo, così, ai vani tentativi di smorzare le inevitabili tragiche conseguenze dello scoppio di una bomba a mano, ma anche al discorso funebre suggerito dallo stesso defunto all’imbranato elogiatore; a un monologo sulla conclusione, inopportunamente rivelata, di film e fiabe, e a una telefonata in diretta dal palcoscenico. Il filo che tiene unito tutto ciò è la volontà di svelare il fine e la fine di quanto ci circonda, con la convinzione che tutto sia destinato ad avere un termine. Oggetti di ogni genere sono diligentemente impacchettati, spacchettati e utilizzati e infine buttati: la bottiglie di vino e la matita, la maglietta e il bicchiere, anche l’uomo stesso, avvolto nel cellophane, deve inesorabilmente abbandonare la scena. Uno spettacolo brioso e ironico, fresco e intelligente, capace di mantenersi in fragile equilibrio fra gag solo divertente e satira arguta».

Laura Bevione, Hystrio

«Di grande gioia per l’intelligenza e l’ironia dello spettatore è anchePost-it del giovane gruppo Teatro Sotterraneo, già segnalatosi al Premio Scenario, che anche qui porta la sua notevole freschezza interpretativa, piena di lucida consapevolezza teatrale. […] La narrazione in senso classico non esiste, lo spazio scenico asettico, rivestito da tagli e aperture, è attraversato continuamente dai quattro attori e anche quello che si immagina fuori è allo stesso modo importante. Il tema costante è il sentimento del/della fine riproposto in mille modi in un gioco al consumo che vive di opposti di pieni e di vuoti, di svelamenti e di occultamenti. L’ironia pervade ogni cosa ed ogni cosa non vuole spiegare niente ma lo spettatore inspiegabilmente è coinvolto in un gioco di rimandi assai stimolante di divertita e divertente teatralità».

Mario Bianchi, eolo-ragazzi.it

Teatro Sotterraneo. Un vero collettivo, senza gerarchie. Nasce a Firenze e contamina diverse tecniche comunicative. Nessuna narrazione classica. Molte risate. «Li abbiamo visti all’ultima edizione di Short Formats a Milano e ci siamo divertiti. Molto. Teatro Sotterraneo è un collettivo di Firenze formatosi nel 2004, composta da quattro performer e un drammaturgo. Nel corso degli ultimi anni, si è distinto nei diversi epicentri del teatro di ricerca per l’originalità delle produzioni e per un percorso di ricerca di statuto autonomo con un metodo di assenza di regia, a evidenziare la mancanza di gerarchie nella contaminazione di arte scenica, performing arts, arte visiva, videoarte, drammaturgia, design, videogiochi, musica, pop culture. Post-it, lo spettacolo che stanno portando in giro per l’Italia, colpisce per semplicità d’impianto e forza comunicativa: un cubo inguainato in teli neri con tagli e aperture attraverso cui la compagnia opera un cut-up visivo e verbale, in una continua implosione da “comica finale”, con una riflessione in profondità sul concetto di intrattenimento. Il risultato è un’ora esilarante in cui trovate senza sosta, basate sul taglio con funzione scenica e ispirate al rivelamento della forma tramite occultamento, mutuato dalla pratica artistica di Christo e Jeanne-Claude, colpiscono lo spettatore producendo ilarità, ma anche una continua riflessione sullo stato della rappresentazione totalmente disgiunta da una narrazione. Il collettivo fa parte, insieme ad altri giovani gruppi, di Fies Factory One, progetto di promozione di nuove realtà del tetrodi ricerca nate intorno al nucleo del Festival di Dro. Correte a vederli e divertitevi».

Carlo Orsini, Rolling Stone

Il mondo confuso nell’era degli sms.
«Post-it, ovvero comunicazione in tempo di Internet e sms, veloce sintetica aleatoria, da consumare e gettare, memoria di una realtà colta per frammenti, immagini che non esauriscono ma si esauriscono. Post-it è anche e significativamente il titolo di uno spettacolo presentato l’altra sera al Palamostre di Udine, nell’ambito della stagione di Teatro Contatto, da una giovanissima formazione, Teatro Sotterraneo. Attenta al contemporaneo, la compagnia fiorentina sviluppa un linguaggio spettacolare che ne insegue i miti e i riti con un coacervo di immagini conchiuse in sé, come tanti tasselli di un puzzle che non si comporrà mai definitivamente o piccoli numeri di un varietà del nostro tempo, di cui sfugge il senso ultimo, ammesso che un senso lo si sia voluto dare. […] Meritano attenzione, quelli di Teatro Sotterraneo: il loro approccio col teatro è sicuramente poco convenzionale, opera per sottrazioni e scomposizioni, non è didascalico e sembra rifuggire le suggestioni emotive in un accumulo […] di gesti parole movimenti situazioni governati da un’apparente casualità. Sicché la quotidianità e il presente si strutturano in una sorta di insignificante cerimonia della normalità che ne smaschera l’assurdo e il grottesco. Una cerimonia che si consuma veloce e sintetica secondo la logica e la poetica, ammesso che una qualche poetica ci sia, dei Post-it e del mondo imprendibile, un po’ folle malato e confuso, che ne sta dietro».

Mario Brandolin, Il Messaggero Veneto

L’arte che viene dal «Sotterraneo». «Dal 21 a ieri è andato in scena al Teatro delle Passioni di Modena Post-it, spettacolo del Teatro Sotterraneo. Dopo aver letto lanci del tipo «Teatro Sotterraneo è un collettivo di ricerca teatrale in cui cinque elementi coabitano una pratica orizzontale» oppure «Post-it è un recesso dove verificare ogni possibile Fine», ci si potrebbe attendere il solito spettacolo da festival di teatro contemporaneo, l’eterna “ricerca” di cose già trovate in cui i soliti cliché che erano vecchi trent’anni fa vengono rimontati stancamente per la gioia e la rassicurazione di un certo pubblico. E invece no: è solo cattiva pubblicità. La formula è sempre quella: un’ora scarsa di durata in cui si sovrappongono pannelli di varietà teatrale senza un senso evidente. Alla fine arriva pure l’immancabile installazione visiva “festivaliera”, fatta comunque con gusto, offerta alla contemplazione del pubblico questa volta sulle note di Antony and the Johnsons (band di culto per ogni giovane “creativo” che si rispetti). Ma non c’è neanche un po’ di sgozzamenti (salvo alcune frattaglie sparse, a dire il vero), niente anoressici o ciccioni nudi, niente down, niente video-arte, niente urla e nemmeno un po’ di parafilie o malattie mentali. Come si fa a fare teatro contemporaneo senza tutto questo? Forse non è “contemporaneo” (è “postumo”?), ma quello dei “Sotterranei”, quattro attori giovani (per davvero) e un “dramaturg”, è teatro di qualità, notevole per la sua ricerca di un artigianato serio, asciutto e preciso, invece che di barocchismi adolescenziali. Con un retrogusto da MTV che riesce in un qualche modo a non essere stucchevole, le loro improvvisazioni cristallizzate sul tema della morte e della fine riescono a far ridere con la sola cura dei tempi teatrali, sia nelle sezioni “di parola” che in quelle “visive”. E non si tratta di leggerezza post-ideologica. Qui ci si sganascia sul serio, anche perché traspare l’esistenza di un pensiero sottostante. Il tema della fine viene affrontato dal punto di vista antropologico, narratologico, esistenziale, ma la finalità è sempre fare teatro. Per essere uno spettacolo sulla morte, Post-it è uno dei rari segni di vita del comatoso teatro italiano. Speriamo che i “Sotterranei” proseguano la ricerca avviata di comunicatività e semplicità, senza farsi intrappolare dalle schematizzazioni della critica e dalle aspettative degli organizzatori».

Paolo Montanari, L’informazione

Post-it, la surreale comunicazione di oggi. «Inizio e fine non hanno una linea netta di demarcazione, non si escludono a vicenda anzi l’uno ha bisogno dell’altra per esistere, potrebbe una fine esistere senza il suo inizio? […] “Post-it” – al Palamostre di Udine per la Stagione Contatto del CSS – ultima produzione di Teatro Sotterraneo, un collettivo, come ama definirsi, di ricerca teatrale made in Firenze, è un intreccio di situazioni portate al limite della realtà che tracima nella simulazione, di conclusioni che presuppongono un principio il cui percorso però viene paradossalmente spezzato, interrotto da uno scarto, un errore di programmazione del sistema, un vuoto logico che si traduce in un’errata esecuzione. […] Attraverso i tagli dei teli che compongono la scatola nera (misure metri 5×5), compaiono e scompaiono nel totale silenzio, parti di corpi umani in un gioco di scomposizione spaziale che crea un bell’impatto visivo dato dalla perfetta sincronia di immagini e tempi. Microstorie (short) accolte dentro un contenitore neutro capace di rimandare l’emozione, l’ironia, la leggerezza quasi surreale che questo gruppo di quattro attori più un dramaturg, sa costruire di circa un’ora che racconta, pur senza molte parole, il mondo contemporaneo della comunicazione persuasiva e ipocrita dei media, e quello più quotidiano e privato delle convenzioni da rispettare. Una scelta coraggiosa e intelligente, libera d’essere guardata e interpretata senza schemi o codici, che scorre in superficie, senza porre radici profonde, e si propaga come un rizoma nutrendosi solo di aria e di luce».

Rosi Fasiolo, Il Gazzettino di Udine

Post-it, i frammenti della fine. «UDINE – Fine, morte, punto estremo delle cose. Inizia da qui, dall’epilogo di situazioni e persone, la performance teatrale Post-It del collettivo Teatro sotterraneo andato in scena al Palamostre di Udine sabato 26 gennaio, inserito nel programma del Css. Una “fine” volutamente frammentata che, come un post-it attaccato e staccato subito dopo, dà vita a situazioni che terminano quasi immediatamente in modo sconnesso. Composizione e destrutturazione dell’esistenza umana anche attraverso gli oggetti che la compongono. Forte, infatti, la simbologia delle cose che, seguendo le linee rosse dello spettacolo, diventano protagoniste, punto di riferimento e sprigionano il senso della loro esistenza tra le mani degli attori che le rompono, le scartano, le usano, le vivono e poi le rimuovono. Il collettivo orizzontale di matrice fiorentina nato nel 2002, formato da Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri e Daniele Villa, non ha la velleità di trasmettere messaggi forti ma usa la contenutistica della messa in scena come momento di riflessione individuale dove, ciascuno può fermare il pensiero dove preferisce, dove sente e percepisce che lo spettacolo è anche parte di sé. Un cubo di teli neri con delle fessure sulla realtà circostante è l’essenziale scenografia di Post-It. Persone che entrano ed escono continuamente dallo stage sviluppano frammenti di teatro, una sequenza di corti, legati da una logica sottile. Una metafora avvolta nel cellophane, fra funerali, trame di film, schiavitù tecnologiche, frattaglie e interiora che riproducono il sangue quotidianamente raccontato in modo asettico dai media. Una contemporaneità che fa sorridere per la contrapposizione tra la tragicità dei contenuti e l’inconsistenza di un linguaggio volutamente forbito. Un ritratto a tinte forti fatto di ironia trascendentale e cinismo del “circostante”, dove le venature di grottesco sottolineano concetti da catturare. Non vogliamo trasmettere messaggi – raccontano i ragazzi all’unisono dopo lo spettacolo seduti, gambe incrociate, sul palco che li ha visti protagonisti per un’ora –, questa performance è nata da un’esigenza collettiva. Volevamo analizzare i vari tipi di ‘fine’, proponendo e spezzando, dando vita a un’azione non concretizzata. Non seguiamo schemi e lavoriamo molto sull’immagine. Il sorriso del pubblico è una conseguenza della nostra interpretazione ma non è ricercato. Non vogliamo essere imbrigliati in schemi particolari per questo cerchiamo di dare vita ogni volta a qualcosa di nuovo. Dopo il confronto diretto gli spettatori si portano a casa una domanda: Cos’è la fine?».

Paola Del Degan, connessomagazine.it

«Una bellissima serata teatrale, incontri attesi, poetiche segnate dall’intelligenza, dalla raffinatezza espressiva, colti e ironici, del tutto differenti tra loro ma lasciando entrambi il piacere del lavoro svolto con passione teatrale e rigore: eccellente avvio per la rassegna”Aprilepiù” al Teatro al Parco promosso da Briciole/Solares con “Post-it” di Teatro Sotterraneo e “à elle vide” di Teodora Castellucci, progetti/creazioni sostenuti entrambi da Fies Factory One, da sempre il festival di Dro attento al mutare delle scelte estetiche, capace di promuovere in varie forme le nuove produzioni di qualità. Di “Post-it” si ricordava il felice incontro a Prato nell’ambito di Contemporanea, il pubblico vicino, ma gli interpreti capaci di conservare un magnifico accordo tra loro, lo spazio scandito in forma limpida, una sorta di divertita coreografia attraversata insieme da elementi di consapevolezza storica, tra citazioni colte ed esercizi di rassegnazione al tempo presente. Visto ora come spettacolo compiuto, “Post-it” – […] un magnifico affiatamento nelle azioni più astratte ma anche nel gioco di sguardi, dei passaggi dalle sfumature più ambigue, dense, sfuggenti – svela una particolare poetica dove il distacco della teatralità più ilare, una sorta d’astrazione, con l’impossibilità a credere, a cedere al dolore, alla verità degli attentati, della morte, è insieme consapevolezza del nostro vivere quotidiano, pezzi di carne in scena a seguito di un’esplosione, chiacchiere con un amico al cellulare, raccolta dei ricordi per l’amico deceduto. Ma chi è morto? L’esperienza a turno del pianto diviene sorpresa d’emozione per il pubblico quando uno dei giovani interpreti verrà fatto scivolare dietro la tenda nera, lui e le sue cose, tutto coperto da un vasto telo trasparente. La casualità dell’esistenza, degli incontri, le entrate e le uscite attraverso i grandi tagli dei teli scuri che delimitano lo spazio, movimenti nel tempo, costringe ad accettare semplicemente quanto accade? Vano anche il tentativo di fermare il ricordo con lo scatto fotografico…».

Valeria Ottolenghi, Il Gazzettino di Parma

Post-it regala un’ora esilarante e dissacratoria. «Quello a cui ha assistito il pubblico di mercoledì sera a Primavera dei Teatri 2mila7 è stato un bell’esempio di teatro di movimento sorretto da una trascinante freschezza ed originalità. I giovanissimi attori del collettivo fiorentino Teatro Sotterraneo con Post-it hanno regalato al festival un’ora di puro divertimento fatta di trovate sceniche a getto continuo, gag esilaranti e dissacratorie […]. Salgono le luci a illuminare la scena, un enorme scatola nera, vuota, e su di essa, Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli e Claudio Cirri, corpi impazziti in un movimento che supera ogni barriera fisica e non. Irriverente e grottesco dotato di uno stile tutto suo Post-it è una continua e raffinata partita fra attori e pubblico, fra realtà e finzione, in un crescendo di ritmo e complicità fino alla Fine. La scatola nera si riempie di corpi che appaiono e si smaterializzano, sottraendosi alla realtà conosciuta, e di oggetti, tanti, tantissimi, i più disparati, che, confusamente sono essi stessi la scena; si riempie e si svuota del quotidiano e le sue modernità, con le trame dei film svelati e i telefonini onnipresenti, in un amalgama di visionario e surreale impatto scenico. Post-it è tutto e niente, è una corsa, un passaggio da e verso chissà dove. Verso una Fine? Ma la Fine di tutto che cosa è se non la Morte, che irrompe più volte sulla scena […]. Si ride e di gusto con le continue trovate dei ragazzi del collettivo, affiatati e bravissimi […]. Entrate ed uscite, provocazione e caos, molta azione e poche parole, costruzione e destrutturazione, in una sola parola la Fine, che arriva sottovuoto, avvolta in un asettico, enorme, cellophan. Che dire di più se non un invito a vedere lo spettacolo, che merita davvero, e a seguire l’idea di teatro divertente e folgorante che Teatro Sotterraneo cesella in scena con chiarezza e lucidità espressiva».

Domenico Donato, Il quotidiano della Calabria

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Post it

GALLERY

CIRCUITAZIONE

2007

Teatro della Limonaia – Sesto Fiorentino (primo studio)
Prato Contemporanea ’07 – Prato (secondo studio)
Notte Bianca – S. Giovanni Valdarno (secondo studio)
Primavera dei Teatri – Castrovillari (anteprima)
Inequilibrio/Armunia – Castiglioncello (prima assoluta)
Italia Wave – Firenze
drodesera>Centrale Fies – Dro
Notte Bianca – Roma
Rialto Santambrogio – Roma
ZOOM festival/Teatro Studio – Scandicci
CRT – Milano
Teatro Filippini – Verona
Teatro Fabbricone – Prato
Teatro Comunale – Bagnone

2008

Teatro Inverso – Brescia
CSS /Teatro Palamostre – Udine
Teatro delle Passioni – Modena
Teatro delle Briciole – Parma
OperaEstate Festival Veneto – Bassano
AMAT /Ars Amando – Amandola
SPAM!/Teatro dei Rassicurati – Montecarlo
La Piccionaia/ Teatro Astra– Vicenza

2009

PiM Spazio Scenico – Milano
Teatro Everest – Firenze
Sipario Aperto/FTS/Teatro Nazionale – Quarrata
AMAT/ Teatro Rossini – Pesaro
Nobodaddy/Teatro Rasi – Ravenna
Teatro Palladium – Roma
Prospettiva09/Teatro Stabile/Cavallerizza Reale – Torino
Marosi di Mutezza/Teatro Civico – Sassari

2010

Tra palco e realtà/Oda Teatro – Foggia
Fondazione Toscana Spettacolo/Teatro degli Unanimi – Arcidosso
Fondazione Toscana Spettacolo/Teatro dei Rassicurati – Montecarlo
Arti vive habitat/Nuovo Cinema Teatro Italia – Soliera
Centro Culturale Il Funaro – Pistoia
Cinema Teatro Erios – Vigliano Biellese
Teatro San Martino – Bologna
Teatro Mattarello – Arzignano

2011

Teatro Comunale – Occhiobello
Amo La Mole/Teatro Studio – Ancona

 2012

Teatro Portland – Trento
Centro Parraga – Murcia

2013

Teatro della Tosse – Genova

 2015

Teatro Studio – Scandicci

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