Overload

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Overload

Un ipertesto teatrale sull'ecologia dell'attenzione

1 paragrafo. 199 parole. 1282 caratteri. Tempo previsto 1’ 10’’.

Riesci a leggere questo testo senza interruzioni? L’attenzione è una forma d’alienazione: il punto è saper scegliere in cosa alienarsi. Per questo sembriamo sempre tutti persi a cercare qualcosa, anche quando compiamo solo pochi gesti impercettibili attaccati a piccole bolle luminose e non si capisce chi ascolta e chi parla, chi lavora e chi si diverte, chi trova davvero qualcosa e chi è solo confuso. Sei arrivato fin qui senza spostare lo sguardo? Davvero? E non è insopportabile questo sforzo di fare una cosa soltanto alla volta? Guardati attorno: quante altre cose attirano la tua attenzione? Ora guardati dall’alto: riesci a vederti? Le superfici dei territori più densamente abitati della Terra sono coperte da una fitta nebbia di messaggi, immagini e suoni in cui le persone si muovono, interagiscono, dormono. A volte si alzano rumori più intensi, che la nebbia riassorbe subito mentre lampeggia e risuona. Visto da qui il pianeta sembra semplicemente troppo rumoroso e distratto per riuscire a sopravvivere – persino i ghiacciai si sciolgono troppo lentamente perché qualcuno presti attenzione alla cosa. Torniamo al suolo e guardiamoci da vicino: stiamo tutti mutando… in qualcosa di molto, molto veloce.

About

*** OVERLOAD [STUDIO] HA VINTO  IL PREMIO BEST OF BE FESTIVAL TOUR 2016 (tour in Spagna & Regno Unito) ***

concept e regia Sotterraneo
in scena Sara BonaventuraClaudio CirriLorenza GuerriniDaniele Pennati, Giulio Santolini
scrittura Daniele Villa

luci Marco Santambrogio
costumi Laura Dondoli
sound design Mattia Tuliozi
props Francesco Silei
grafica Isabella Ahmadzadeh
promozione internazionale Giulia Messia

produzione Sotterraneo
coproduzione Teatro Nacional D. Maria II nell’ambito di APAP – Performing Europe 2020, Programma Europa Creativa dell’Unione Europea
contributo Centrale Fies_art work space, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana, Mibact, Funder 35, Sillumina – copia privata per i giovani, per la cultura

residenze artistiche Associazione Teatrale Pistoiese, Tram – Attodue, Teatro Metastasio di Prato, Centrale Fies_art work space, Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin, La Corte Ospitale – progetto residenziale 2017, Teatro Studio/Teatro della Toscana, Teatro Cantiere Florida/Multiresidenza FLOW

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PRESS REVIEW

«Il tema è dei più seri e astratti: il sovraccarico di informazioni e l’ipertestualità che ha sopraffatto il nostro modo di relazionarci con il mondo e di comunicare con gli altri. Overload è il nuovo spettacolo di Sotterraneo che dalle origini ha affrontato la crisi del determinismo narrativo e l’interazione con lo spettatore. Qui il progetto si fa più complesso. […] C’è l’aspetto del gioco, come sempre in Sotterraneo, ma stavolta per mostrare la follia che pervade il paese della comunicazione e dell’illusione di conoscenza. Finalmente il teatro è strumento di pensiero collettivo.»

Anna Bandettini, La Repubblica

Overload di Sotterraneo è “solo” la rappresentazione, ludica e agghiacciante, di un dato antropologico ormai conclamato: nell’era dei molteplici dispositivi digitali, la nostra soglia di attenzione si sta inesorabilmente abbassando e frammentando […]. Questi, in estrema sintesi, gli spunti di riflessione alla base del nuovo spettacolo di Sotterraneo, costruito come un gioco con la partecipazione degli spettatori, pieno di aguzza intelligenza quanto beffardo nel propinarci un ritratto non proprio rassicurante di come ci stiamo evolvendo (o involvendo?)».

Claudia Cannella, Hystrio

«Nella ricerca di queste compagnie che hanno scelto di divergere dall’interpretazione classica si ritrova tutta la maniacalità, l’attenzione al dettaglio, il lavoro di cesello per trasformare corpo e voce in una maschera teatrale che appartiene appunto alla miglior tradizione interpretativa. […] I loro lavori hanno a che fare tutti, in qualche modo, coi fantasmi. Non solo con le presenze ectoplasmatiche (ci sono anche quelle), ma con la capacità del teatro di dare corpo alle ossessioni, agli spettri del nostro presente ma anche semplicemente alla materializzazione di ciò che non si può dire o non si può vedere. […] «Overload», come racconta il titolo, scandaglia una delle tare più stringenti della contemporaneità: il sovraccarico di informazioni che ha portato la soglia di attenzione del genere umano ai minimi storici. […] Ed è una lingua allo stesso tempo leggera e corrosiva, spinta al parossismo nella scena finale. […] Ma in fondo a cos’altro serve il teatro se non ad evocare fantasmi?».

Graziano Graziani, Minima et Moralia

 

«Nel racconto si innescano continue divagazioni e amnesie, girando intorno al tema più che mai d’attualità della possibilità di una vita reale. Senonchè l’ascolto è continuamente frammentato, la scrittura prevede che gli spettatori possano richiamare dei “contenuti nascosti” quando compare l’apposito segnale. Sulla scena si proiettano allora una miriade di figure che in qualche modo si rifanno al mondo di Foster Wallace ma tradotto nel gusto pop del collettivo Sotterraneo. […] C’è soprattutto il richiamo ripetuto ad un mondo liquido che forse non è solo quello preconizzato dal filosofo Bauman. Fino all’apparire di un uomo pesce che può sopravvivere solo immergendo la testa nell’acqua dove nuotano i pesci rossi ma preferisce estinguersi pur di provare la gioia tutta umana di un ballo.».

Gianni Manzella, Il Manifesto

«[…] L’attenzione si è trasformata in una merce preziosa: più attenzione, più tempo, più soldi. Siamo nell’era dei neuroni specchio e di una pubblicità perenne che fa poco leva sulle fragilità dei desideri e che ha forse esaurito il serbatoio dell’inconscio. […] Di tutto questo parla l’ultimo spettacolo di Sotterraneo, Overload, usando lo scrittore americano David Foster Wallace come Virgilio di un viaggio che è anche l’attraversamento di un’epoca: sintetizzatore delle tensioni e delle aspirazioni degli ultimi anni dello scorso secolo e in un certo senso precursore delle mutazioni in corso. […] Wallace vorrebbe parlare di “realtà”, o per meglio dire di come si può sopravvivere nell’epoca della saturazione delle informazioni. […] Con Overload lo specchio della scena non vuole più ritrarre il pubblico, ma funzionare come lo schermo di uno smartphone o di un computer, dove la nostra immagine è totalmente scomposta in mille link, in disordinate analogie di interferenze pubblicitarie. Non c’è nessuno specchio nel quale sprofondare, perché lo specchio ha rubato l’io. L’inconscio che si riflette è stato chiaramente manomesso da qualcun altro. Allora rimaniamo ebeti e contenti. Sì, ebeti e contenti, perché come sotto l’effetto di una droga sofisticata, le nevrosi trovano uno sfogo facile, il mondo si contrae in pochi centimetri, e non c’è bisogno di molto altro. Finalmente autosufficienti.[…]».

Rodolfo Sacchettini, Gli Asini

«Uno spettacolo tragico non perché provoca morte, ma perché ci fa riflettere su come la mancanza di attenzione, in un mondo che va sempre più veloce, ci porterà inevitabilmente verso la distruzione e l’annientamento. Rimarrà solo un piccolo innocente pesce rosso?».

Mario Bianchi, Krapp’s Last Post

«Overload è un concentrato di trabocchetti. Il sovraccarico di azioni e visioni incalzanti non racconta solo la nostra esperienza di attenzione corta e di ipertestualità che è l’oggetto dichiarato della spettacolo, ma ci insinua il dubbio su ciò che sta ‘dietro’ l’evoluzione di quel sistema cognitivo nel quale siamo immersi senza (quasi) rendercene conto. Perché tutto è ‘reale’ e ‘fittizio’ al tempo stesso: che è concetto fondante del teatro in sé e per sé, ma qui assume l’ulteriore aspetto di un ritratto amaro della contemporaneità».

Stefano Casi, Casi Critici

«Con la scaltrezza, l’ironia e il sorridente gusto del grottesco che li caratterizza, i Sotterraneo mettono in scena quanto quotidianamente ci perdiamo a causa della nostra rapsodica attenzione e della nostra ansia di accumulare azioni e parole. Una performance forsennata ma accuratamente meditata, con un finale che cancella le risate e costringe a ripensare da un altro punto di vista a quanto si è visto nei cinquanta minuti precedenti. E anche ad andare a (ri)leggere David Foster Wallace.».

Laura Bevione, PAC Paneacquaculture

«Il teatro offerto dalla compagnia fiorentina è in divenire nell’attimo stesso del compimento, con una necessità di guardare al tempo e allo spazio pari a quella dell’avanzamento tecnologico e nel frattempo, per ogni verità che lascia emergere, si trascina appresso una componente di corrosiva mordacia e ironico fatalismo pronti a digerirla».

Francesca Pierri,  Teatro e Critica

«Di questa società che domanda o lascia trionfare il virtuale sul reale, distratta e svuotata di logica, di vitalità, Sotterraneo presenta con leggerezza e profondità, ironia e impegno, un collage quasi fiabesco, denso di accostamenti incongrui, da cui scaturisce l’effetto di straniamento grottesco anche incarnato dalla scrittura letteraria di Wallace, simile a quella di un computer che verbalizza, esterna all’utente-lettore, la modalità del “pensiero” che precede l’azione».

Renata Savo, Scene Contemporanee

«Un sentimento di spaesamento cognitivo raccontato con efficacia dalla compagnia Sotterraneo in Overload, rappresentazione dell’attivare ossessivo di nuovi contenuti. Frammentazione babelica e soglia dell’attenzione inferiore a quella di un pesce rosso».

Magda Poli, Corriere della Sera

«Analisi conturbante della contemporaneità è anche quella offerta dal gruppo Sotterraneo con Overload […] La figura di Wallace, sempre sul filo del paradosso, continua a essere presente durante tutta la performance, che però viene interrotta costantemente da una sorta di ‘connessione multimediale’ […] Questo accorgimento permette agli attori – tutti bravissimi, anche dal punto di vista atletico – di scatenare le situazioni più assurde e impreviste, mentre la riflessione coinvolge argomenti cruciali della modernità, come la sempre minor capacità di attenzione dell’essere umano.[…] Uno spettacolo di grande visionarietà, che chiude al meglio Primavera dei Teatri 2018.».

Leonardo Mello, Non Solo Cinema

 

«Per i fiorentini di Sotterraneo invece non c’è rinascita. Ironico e surreale, in Overload, imperniato sulla figura (e l’opera) di David Foster Wallace, accade di tutto, finanche la loro morte. Come in un giorno qualsiasi delle nostre vite. E finalmente sarà silenzio».

Mariateresa Surianello, Il Manifesto

«Overload di Sotterraneo è uno di quegli spettacoli che riconcilia col teatro, perchè dimostra che l’arte della scena può essere uno straordinario detonatore di pensiero. […] è un invito ad aprire la mente, è un gioco legato alle porte aperte dalla distrazione, a ciò che si perde, ma anche si acquista, fino alla scena finale che toglie il respiro e fa inabissare il sorriso. […] Sotterraneo ridà fiducia nella scena e incarna le possibilità infinite del nostro contemporaneo».

Nicola Arrigoni, La Provincia di Cremona

«L’intima consapevolezza del reale diviene forza visiva e drammaturgica nello spettacolo dei Sotterraneo, Overload. Il ritmo incalzante qui non concede pause né silenzi, costringe a vivere un eterno presente dominato da un sovraccarico di informazioni, l’overload appunto. […] I Sotterraneo non si limitano alla mera provocazione, propongono una lucida riflessione sulle contraddizioni che attanagliano il nostro presente, con un stile rigoroso e prorompente confermando un’autentica e schietta aderenza al reale. […] Perché per sopravvivere, in questo overload, bisognerebbe restare in apnea, oppure imparare a respirare sott’acqua. O forse, ancora, mutare in forme nuove, diventare l’uomo-pesce che si aggira, infine, da solo, in questo presente «sommerso»».

Giusi de Santis, Paper Street

«Ciò che Sotterraneo costruisce – con ironia e leggerezza – è una riflessione acuta, intelligente, arguta e mai banale sull’ecosistema dell’attenzione, sulla capacità di riprendere il filo, sulla resistenza ai mille stimoli iconici, mediatici, distraenti a cui siamo sottoposti. Se possibile Sotterraneo con Overload dimostra una sua maturità di scrittura e di analisi accresciuta, sempre più capace di andare al cuore delle questioni che il gruppo si propone di affrontare con momenti di straziante ed elegante poetica come l’abbraccio con quell’uomo pesce che nel suo mancare d’ossigeno tanto ci assomiglia, nel nostro vagare da un link all’altro in cerca di qualche verità, se va bene, oppure – nella maggior parte dei casi – in balia di uno stordimento collettivo e individuale che annichilisce ogni pensiero. Si esce da Overload divertiti e con qualche pensiero in più su cui riflettere, si esce coscienti della nostra debolezza e di come la frammentazione delle informazioni, la distrazione del pensiero e l’attenzione in via di estinzione ci consegnino ad un’incoscienza preoccupante, ci condannino a una incapacità di concentrarsi su ciò che realmente merita la nostra attenzione: l’essere uomini e nella nostra umanità condividere un’idea di mondo e di solidale rispetto dell’altro da noi.»

Nicola Arrigoni, Sipario

«Forse Overload vuole farci intelligentemente riflettere sulla disgrazia o la fortuna di una mente che dimentica in fretta. Uno spettacolo ben studiato, fatto a maniera da chi il teatro sa vivisezionarlo con la minuzia di uno scienziato alla ricerca tormentosa di risposte; movimenti di scena fra i migliori visti negli ultimi anni, precisione e coordinazione da manuale, non solo nella recitazione ma anche nel disegno luci e progetto audio, così come nei curatissimi costumi e negli oggetti di scena».

Fabiana Dantinelli, Fermata Spettacolo

«Con un’incessante – ed esilarante – interazione tra palco e platea, Overload mette in scena il sistematico sovraccarico di stimoli e informazioni, e il conseguente abbassamento della soglia d’attenzione dell’uomo moderno: tra cookies, rumore totale e quotidiano cortocircuito tra finzione e realtà, si vive in uno stato di eccitazione e obnubilamento senza scampo. ».

Francesca Saturnino, Che teatro fa / blog di La Repubblica

«L’intera performance è acuta, irriverente, intelligente. L’impianto visivo procede di rivoluzione in rivoluzione. Ogni rapido cambio strappa una risata, un sussulto o un qualche altro tipo di esclamazione […]. Avrei volentieri visto Overload altre due o tre volte una dietro l’altra, e questo è senz’altro un indizio dell’impeccabilità di questa performance».

Will Amott, www.stagetalkmagazine.com

«Il loro approccio al teatro è qualcosa di unico, e il risultato è un divertente resoconto sulla condizione umana e su come la nostra capacità di attenzione si stia riducendo sempre di più. Dall’inizio alla fine è stato puro piacere, ed è un peccato che la performance sia durata solo 30 minuti. […] Il modo migliore per descrivere la performance forse è parlare di “caos organizzato”. […] Hanno fatto sempre divertire, e in maniera peculiare: ogni scena, della durata di circa dieci secondi, ha catturato il pubblico dall’inizio alla fine. Una comicità costante, da un coro gospel a un personaggio a metà tra uomo e pesce. Non c’era una vera storia, ma nonostante ciò era possibile seguire il loro filo rosso con facilità. La compagnia ha creato un’atmosfera chiassosa di totale e assoluto divertimento. […] Ci hanno restituito il meglio dei due aspetti: siamo stati costantemente deliziati dalla loro energia festosa, ma ci hanno anche fatto capire i meccanismi scientifici della mente umana con un approccio al teatro fattivo e davvero indimenticabile».

Elizabeth Halpin, www.behindthearras.com

«In Overload il gruppo fiorentino Sotterraneo gioca con la progressiva perdita di attenzione dovuta all’abuso delle nuove tecnologie dell’informazione, portando gli effetti di questo supposto deficit cognitivo a estremi assurdi e surreali. Il risultato è una successione esilarante di scene nei contesti e nelle situazioni più diverse […]. Il risultato è di un ritmo trepidante che non diminuisce in nessun momento, grazie all’inventiva e all’ingegno degli attori in grado di connetterci con gli “argomenti di tendenza” che modulano la nostra esperienza quotidiana della realtà, come i “tweets”, i “podcast” o gli “screen shots”».

Gordon Craig, www.elheraldodelhenares.com

«Overload è un’opera dalla simpatia dirompente e frenetica, ancorata ai fondamentali pilastri beckettiani. […] Il contenuto si presenta ben coordinato nel suo scompiglio, e porta avanti l’idea che oggigiorno, con l’arrivo delle nuove tecnologie, l’attenzione dell’essere umano non supera gli otto secondi. Come in ogni lavoro che segua questi principi, si mescolano irriverenza, commedia, assurdo, velati riferimenti sociali ed alcune idee che rimangono in sospeso. In definitiva, un buon lavoro ricco di ilarità».

Rafael Gonzáles, www.lacarcoma-criticas.blogspot.com.es

Video Content

OVERLOAD

GALLERY

ph. © Filipe Ferreira

CIRCUITAZIONE

2018
Overload

Primavera dei Teatri – Castrovillari
BE Festival – Birmingham
Festival della Letteratura – Mantova
Drodesera – Centrale Fies, Dro
Short Theatre – Roma
T*Danse – Aosta

2016
Overload_primo studio

Be Festival – Birmingham
Corral de Comedias – Alcalá de Henares
Teatro de la Abadía – Madrid
Teatro Jesus Ibanez de Matauco – Vitoria
Arropaineko Arragua – Lekeitio
Teatro Gayarre – Pamplona

2017
Overload_primo studio

The Gulbenkian – Canterbury
Square Chapel – Halifax
New Wolsey Theatre – Ipswich
Slunglow’s HUB – Leeds
GIFT Festival – Gateshead
Warwick Arts Centre – Coventry
Circomedia – Bristol
Harrogate Theatre – Harrogate

2017
Overload_première

[INTERNATIONAL PREMIÈRE]
Teatro Nacional D. Maria II Ciclo Recém-nascidos – Lisbona

[NATIONAL PREMIÈRE]
Teatro delle Passioni/VIE Festival – Modena

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